INTRODUZIONE

Il progetto di CRAAAZI emerge dall’esperienza di Atlantide a Bologna, come spazio di intersezione tra attivismo e ricerca, consapevol* che l’attivismo sia una forma di ricerca e la ricerca una forma di attivismo, e che questa relazione vada in qualche modo indagata e coltivata oltre la semplice constatazione. Prendendo atto del ritardo dell’accademia italiana nell’ambito degli studi su genere e sessualità, e delle modalità che impoveriscono e cristallizzano sia economicamente che politicamente la ricerca su questi temi e chi la conduce, CRAAAZI si sviluppa a partire dalla critica al rapporto tra accademia e attivismo, una critica alla ri-appropriazione e valorizzazione delle conoscenze prodotte dal basso, dai movimenti sociali e politici, specialmente (trans)femministi.
Dinamiche e conoscenze che non coinvolgono solo molte di noi, attiviste e precarie dell’accademia, ma conoscenze incarnate, dalle pratiche e dalle stesse vite di tutte le soggettività subalterne in lotta. Conoscenze tradotte a mere differenze oggettivate, valori astratti e scambiabili all’interno delle strutture neoliberali di cui l’accademia è solo un esempio. Per questo è nata la necessità di andare oltre una critica che miri all’indipendenza del lavoro di chi “ufficialmente” produce saperi, di uscire da questa griglia che condanna all’auto-sottrazione e riproduce lo stesso meccanismo di (s)valorizzazione e oggettivizzazione di questi saperi.
L’obiettivo, o meglio, il progetto di CRAAAZI deve essere quello dell’autonomia che non può prescindere da una sua continua realizzazione attiva: CRAAAZI si presenta come un processo istituente, in cui la continua autoriflessività sulle proprie forme organizzative riflette nient’altro che l’autoriflessività della nostra produzione di saperi. È il superamento della dicotomia verticale soggetto-oggetto, a favore dell’autorganizzazione e circolarità delle nostre produzioni e delle nostre lotte. Organizzazione che definisce le funzioni necessarie al mantenimento e alla riproduzione del processo, che si basi e che sia base per la sostenibilità della produzione stessa. Per questo motivo oggi CRAAAZI da un lato interroga le modalità di produzione, circolazione e messa a valore dei saperi e delle soggettività tfq, dall’altro costruisce circuiti di valorizzazione differenti, in cui è il progetto/processo stesso ad essere condiviso, riformulato continuamente, e il valore di questo lavoro redistribuito sulla base di chi ne partecipa attivamente.
L’autonomia queer è dunque cura e riconoscimento della stessa e di che ne fa parte, circuito di riproduzione del lavoro e del valore prodotto. Per questo motivo il lavoro di traduzione di materiali è parte fondamentale del progetto di CRAAAZI: traduzione non come trasposizione interlinguistica statica di testi-modello, ma come processo critico di risignificazione e riattivazione dei saperi. In questo senso, la pratica di traduzione è la base per la formazione dell’archivio di saperi, pratiche, affetti, successi e fallimenti prodotti nelle lotte, che conservi il movimento e la possibilità di movimento – spazio di cura e repertorio da condividere, rimodulare e performare – fino all’esplosione dello stesso concetto di archivio, della nostalgia e della pretesa di originalità. Performatività esplosiva che istituisce il nostro posizionamento: allo stesso livello, ma su un altro piano rispetto alle istituzioni che producono saperi ufficiali e ricchezza privata: i nostri cfu, i nostri diplomi, la nostra moneta, sono pratiche di pirataggio e hacking delle istituzioni egemoniche, del valore astratto dell’autorialità, del plusvalore ottenuto dallo sfruttamento e dalla normalizzazione delle nostre vite; allo stesso tempo, strumenti per autoistituirci, ridare profondità e materialità ai nostri saperi indisciplinati ma organizzati, alle nostre vite eccentriche ma non più precarie. Siamo in grado di riconoscere il valore che produciamo nel momento in cui ci viene sottratto, per questo abbiamo certamente elaborato strategie di resistenza a queste forme di sottrazione, ma la costruzione di autonomia intende creare la possibilità per sostenere e preservare questa produzione a partire dalla sua genesi.
Praticare questa svolta è non cedere alla tentazione di tradurre in sapere astratto e quantificabile le narrazioni, le vite, le conoscenze di soggetti incarnati, ma significa rendere attraversabile questo posizionamento che si autoistituisce proprio a partire da quelle soggettività in lotta che creano il sapere con la materialità delle proprie resistenze. La consapevolezza e la pratica dell’autoriflessività dei nostri saperi ci permette di avanzare dalla lotta della riproduzione (reso ormai sterile oggetto di ricerca dall’alt(r)o) alla riproduzione delle stesse lotte. La specificità transfemminista di CRAAAZI non sta dunque solo nell’oggetto di ricerca e archiviazione, ma nello stesso processo di ricercazione, in questo gioco performativo, nella postura istituente, nella cura e nell’autonomia dei nostri saperi e delle nostre vite in lotta.